Ogni anno il team di Regg3 si prende qualche giorno lontano dalla routine per decidere insieme dove andare. Il sesto Community Gathering si è svolto dal 27 al 29 settembre a Castelldefels, a pochi chilometri da Barcellona, e aveva un nome preciso: Mission MOON. L’obiettivo era avvicinare il momento in cui l’Impact Exchange, il terzo strumento della nostra piattaforma, renderà possibile il primo scambio tra chi genera impatto e chi può finanziarlo e sostenerlo.
Ritrovarsi come squadra
Siamo arrivati domenica e abbiamo passato la prima sera sulla spiaggia di Nova Icària, dove Barcellona chiudeva le feste della Mercè con il Piromusical, uno spettacolo di fuochi d’artificio e musica. È stato il modo migliore per lasciarci alle spalle le scadenze di Milano e ritrovarci come gruppo prima di due giornate di lavoro intenso.
Prima di tutto, la lingua del cliente
Il lunedì si è aperto con una riflessione sul linguaggio. Un’impresa manifatturiera, una fondazione e un istituto finanziario guardano alla sostenibilità con parole e priorità diverse, e il valore dell’impatto emerge davvero quando viene raccontato nella lingua di chi lo vive ogni giorno. Abbiamo quindi scelto di costruire il nostro racconto a partire dal vocabolario dei nostri interlocutori, con messaggi brevi, concreti e immediati.
Per chi costruiamo le nostre soluzioni
Parlare la lingua dei nostri clienti significa anche sapere bene chi sono. Grazie all’esperienza maturata con i clienti e alla ricerca di mercato degli ultimi mesi, abbiamo definito con più precisione per chi stiamo costruendo le nostre soluzioni: le imprese che vogliono dimostrare di creare valore nei territori in cui operano, non solo per i propri shareholder ma per tutti gli stakeholder, spesso spinte da normative, investitori o comunità locali; le fondazioni e le organizzazioni che realizzano progetti sociali e ambientali e vogliono mostrarne i risultati a chi li sostiene; e le organizzazioni che partono da un’analisi interna, per rispondere agli obblighi di rendicontazione o valorizzare le buone pratiche che già hanno. Explorer, Proof ed Exchange accompagnano ciascuna di loro, in modi e momenti diversi del proprio percorso.
Per ognuna abbiamo chiarito il valore che possiamo offrire e il percorso più adatto nella piattaforma, e su questa base abbiamo tracciato le priorità per il 2027.
L’evoluzione della piattaforma
Una parte della giornata è stata dedicata a una revisione collettiva delle dashboard che realizziamo per i clienti, con l’obiettivo di renderle ancora più ricche e semplici da usare. Abbiamo lavorato in particolare sulla biodiversità, con una navigazione per specie che mostrerà tutte le osservazioni disponibili e la loro distribuzione, insieme al metodo con cui ciascun dato è stato rilevato. Abbiamo inoltre approfondito le sinergie tra i nostri modelli di impatto e i Biodiversity Credits, e affinato le stime sull’occupazione stagionale, decisive nei territori a vocazione turistica.
Per noi la qualità del dato è la base della credibilità di ogni misurazione: ogni indicatore deve essere tracciabile, aggiornato e comprensibile per chi lo usa.
Il test sul campo con Bolsalea
Il martedì abbiamo accolto un’esperta del settore: la Marketing Strategist dell’area commerciale di Bolsalea, impresa spagnola di packaging sostenibile e certificata B Corp, che affida parte della produzione a persone con disabilità e a donne in situazioni di fragilità. La sua sfida è comune a molte aziende a impatto: il valore sociale dei prodotti è reale, ma deve diventare visibile e riconoscibile per i clienti.
Dal confronto è emersa una lezione preziosa. I dati sull’impatto diventano decisivi quando raggiungono le organizzazioni che condividono gli stessi valori e cercano fornitori in grado di dimostrarli. Insieme a Bolsalea abbiamo quindi esplorato come i nostri strumenti possano tracciare l’impatto sociale legato ai suoi prodotti e metterlo in relazione con i clienti più affini, ed è proprio questo collegamento che l’Impact Exchange vuole costruire.
Un cesto da aprire
Nella sessione conclusiva del lunedì è nata anche un’immagine che da allora usiamo per raccontare il nostro lavoro: il cesto di frutta coperto da un panno. Molti oggi finanziano progetti senza sapere che cosa contengono, mentre il valore sta nella frutta, cioè nel cambiamento concreto che quei progetti producono. La metafora riassumeva ciò di cui avevamo discusso: un linguaggio semplice, bisogni diversi per ogni cliente e risultati verificabili.
La rotta verso la luna
Siamo tornati a Milano con una rotta chiara: mettere in contatto le organizzazioni che generano impatto con quelle che vogliono sostenerlo, partendo dai territori e dai bisogni che conosciamo meglio. Da qui nascerà il primo scambio dell’Impact Exchange, che aprirà la strada a tutti i successivi.