Blue Value: il valore del mare si misura con i dati nel tempo

18/09/2026

Come si conciliano i tempi lunghi della natura con quelli, molto più brevi, dei bilanci aziendali? E come possono i dati rendere visibile ciò che le metriche tradizionali tendono a ignorare?

Da queste domande è partita Blue Value, la serata organizzata da Regg3 e One Ocean Foundation il 15 settembre a Sala Sironi, a Milano: un confronto su biodiversità, misurazione dell’impatto e sul ruolo dei dati nelle decisioni strategiche aziendali.

Perché Blue Value

Il punto di partenza è un limite noto dell’economia: il sistema dei prezzi fatica a riconoscere il valore di beni comuni come aria, oceani e biodiversità. Il loro prezzo può tendere a zero, mentre i costi del degrado restano fuori dai bilanci. Anche la sostenibilità rischia così di restare ai margini delle decisioni economiche, invece di entrare nell’analisi di costi, rischi e investimenti.

Dalla misurazione alla prova dell’impatto

Il panel, moderato da Jenny Salazar Zapata, COO & Founder di Regg3, ha coinvolto Stefano Pogutz, Professor of Practice di SDA Bocconi e guida del Comitato Scientifico di One Ocean Foundation, e Giulia Liguori, biologa marina della Fondazione, dopo gli interventi di apertura di Giovanni Moratti, CEO & Founder, Regg3, e Jan Pachner, Segretario Generale, One Ocean Foundation.

Tra il pubblico erano rappresentate circa trenta organizzazioni, dalla moda alla pubblica amministrazione. Una rilevazione tra i partecipanti ha mostrato che il 73% misura già l’impatto delle proprie attività. Eppure il 68% indica proprio la misurazione dell’impatto generato come esigenza principale, seguita dal confronto tra territori o progetti (36%) e dalla necessità di capire dove concentrare le risorse (32%).

Il problema, quindi, non è soltanto raccogliere dati, ma dimostrare che cosa è realmente cambiato grazie a un intervento.

Mostrare, non solo raccontare

Durante Blue Value si è lavorato direttamente sui dati di One Ocean Foundation attraverso la dashboard di Regg3.

Tre strumenti hanno guidato la lettura: Explorer aiuta a comprendere i bisogni di un territorio; Proof misura l’effetto che un’organizzazione ha sul quel contesto territoriale; Exchange collega i progetti rigenerativi alle organizzazioni che sono in transizione per rispondere ai bisogni del territorio in collaborazione. 

Canyon di Caprera: quando il dato costruisce conoscenza

Avviato nel 2019, Canyon di Caprera studia un tratto di mare ancora privo di tutela, dove è stata confermata la presenza di sette delle otto specie di cetacei del Mediterraneo centrale.

Nel 2025 il sito registra 35 specie. Delle 24 valutabili, 9 sono in pericolo o in pericolo critico. One Ocean Foundation ne ha osservate direttamente 32, tra cui la Madrepora oculata: il contributo documentato dal progetto sul Red List Index è pari a 0,94 punti, circa l’1,6% del contesto di riferimento.

La misura conta anche dove la conoscenza è incompleta. Per specie classificate come Data Deficient, nuove osservazioni possono contribuire a future valutazioni IUCN. E i fondi hanno un effetto concreto: più risorse possono significare 20 uscite in mare invece di 10, quindi più dati e una base informativa più solida per le decisioni di tutela e protezione che sia riconosciuta dalle istituzioni.

Blue Forest: quando zero non significa assenza di valore

Blue Forest, avviato nel 2023, ripristina praterie di Posidonia oceanica in Liguria, Puglia e Sardegna attraverso collaborazioni universitarie almeno triennali.

A Cala di Volpe, uno dei sei siti coinvolti, sono censite 221 specie. Oggi il contributo misurabile del progetto sulla variazione del rischio per le specie è pari a zero.

Ma zero non significa assenza di valore. Tra il ripristino di una prateria e un cambiamento biologico osservabile possono trascorrere anni. Per questo la piattaforma distingue tra ciò che è misurato, ciò che oggi vale zero e ciò che resta un impatto potenziale da verificare e supportare nel tempo.

Blue Forest mostra anche che uno stesso progetto può generare valore su più dimensioni. A Genova finanzia posizioni di dottorato, pari allo 0,112% delle iscrizioni ai dottorati in Liguria, con dati pienamente tracciabili.

Cosa possono portare a casa le imprese

Blue Value ha fatto emergere tre indicazioni concrete: resistere allo short-termism, perché l’impatto sulla natura raramente segue il calendario trimestrale di un’azienda; considerare il tempo come parte della misura, dichiarando anche quando un risultato non è ancora osservabile; usare i dati come strumento di governance e allocazione delle risorse.

I dati possono infatti aiutare a scegliere territori e progetti più vicini al core business. Per turismo, moda e agrifood la biodiversità costiera può essere una materialità diretta; per banche e assicurazioni, dati geolocalizzati e comparabili possono supportare selezione, monitoraggio e rendicontazione dei progetti.

Il valore sta anche nel percorso

Chi finanzia oggi una prateria di posidonia non acquista un risultato immediato. Sostiene un percorso che dovrà essere osservato, misurato e verificato negli anni.

Blue Value ha mostrato che misurare non significa anticipare un risultato che ancora non esiste, ma rendere visibile la strada per arrivarci: leggere il contesto, documentare le attività, riconoscere i limiti dei dati e continuare a osservare ciò che cambia.

È questa trasparenza a trasformare un gesto di sostegno in una decisione strategica.

Siamo, infine, orgogliosi di includere Blue Value come il terzo dei sei eventi promossi da Regg3 come membro dell’Alleanza per l’Aria e il Clima del Comune di Milano.

Identifica rischi e opportunità in specifici contesti territoriali.

Certifica gli impatti generati attraverso un'analisi approfondita di 12 indicatori sociali e ambientali.

Partner internazionali

Protocollo validato da