Aprire il cesto: Regg3 al Festival Nazionale dell’Economia Civile 2026

19/10/2026

Comprereste un cesto di frutta coperto da un panno, fidandovi soltanto della parola di chi lo vende? Con questa domanda Nicola Ruggiu ha aperto il pitch di Regg3 il 3 ottobre, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. Regg3 era una delle 5 startup finaliste del Premio Nazionale “Prepararsi al Futuro” 2026, selezionate tra 38 candidature arrivate da tutta Italia.

Perché eravamo a Firenze

L’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile si intitolava EUconomia. L’economia civile parte dall’idea che un’economia sana si regga sulle relazioni, e che la fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni sia un’infrastruttura quanto una strada.

Per noi partecipare era importante, perché la stessa idea è alla base del metodo di Regg3: misuriamo l’impatto di un’organizzazione mettendo in relazione i suoi dati con i bisogni del territorio in cui opera. Presentarlo a un pubblico che da anni ragiona di comunità e bene comune significava metterlo alla prova.

Misurare ciò che conta: realtà o percezione?

La mattina si è aperta con il panel “Misurare ciò che conta”, in cui Lorenzo Semplici, Responsabile del Centro Studi e Valutazione di NeXt Economia, ha presentato l’ottavo Rapporto sul BenVivere e la Generatività dei Territori. Il Rapporto confronta, per 53 Aree vaste, il benessere reale, misurato con indicatori statistici ufficiali in otto dimensioni, con quello percepito da un campione di 6.000 cittadini.

Il dato più sorprendente è un divario sistematico: i cittadini tendono a sottostimare la realtà, soprattutto sulla sicurezza (20,9 punti di scostamento) e su demografia e salute (12,6 punti). Il Rapporto mostra anche che i territori più generativi, dove le persone agiscono intenzionalmente per il bene comune, registrano un benessere migliore sia reale (+4,1%) sia percepito (+4,0%).

Per approfondire, consigliamo il volume “Realtà o percezione? Cosa conta di più per la nostra felicità?” di L. Becchetti, L. Raffaele e L. Semplici.

Il cesto chiuso e la frutta dentro

Nel pomeriggio è arrivato il nostro turno: quattro minuti per raccontare Regg3. Oggi gran parte del bene che si finanzia è come quel cesto coperto: si sostengono progetti sociali e ambientali, si riceve un report su come il cesto è stato riempito, ma non si vede davvero cosa c’è dentro. Il cesto sono le attività e i progetti di un territorio; la frutta è il cambiamento concreto che generano per persone e ambiente, in un luogo preciso.

Regg3 apre il cesto con tre strumenti. Explorer legge i bisogni di ogni territorio attraverso 12 aree di impatto sociali e ambientali. Proof misura il contributo di un’organizzazione rispetto a quei bisogni. Exchange connette chi genera impatto con chi può finanziarlo e sostenerlo, trasformando i bisogni del territorio in opportunità concrete di investimento e rigenerazione.

La domanda della giuria

Al termine del pitch, la giuria ha chiesto a Nicola perché un cliente dovrebbe bussare alla nostra porta e non a quella di altri. Qual è l’elemento distintivo?

Nicola ha risposto che il valore di Regg3 sta nella capacità di guidare il cliente. Gli strumenti di misurazione non mancano, ma spesso non permettono una lettura sistemica, che tenga insieme aspetti sociali e ambientali in una valutazione complessiva dell’impatto. Inoltre, molte decisioni aziendali considerano poco le caratteristiche del territorio in cui l’organizzazione lavora. Regg3 aiuta proprio a capire dove gli investimenti possono rispondere ai bisogni più urgenti.

Cinque startup in gara

Con noi sul palco c’erano altre quattro startup. Atipiche, la cooperativa che ha vinto il premio, usa la fermentazione e la filiera corta per rigenerare le aree rurali. Tesoro di Roseto è una cooperativa di comunità nata in Calabria per contrastare lo spopolamento e la stagionalità del turismo. RareEarth recupera le terre rare dai magneti dei prodotti a fine vita, riducendo la dipendenza europea da queste materie prime. Servati progetta scarpe che si possono smontare, riparare e riciclare pezzo per pezzo. 

Cosa portiamo a casa

Siamo tornati a Milano con tre riflessioni che ci sembrano utili anche per le imprese.

La prima nasce dal Rapporto presentato la mattina. Se i cittadini possono sottostimare di molti punti il benessere reale del proprio territorio, un’impresa che decide dove investire basandosi sulle impressioni rischia di sbagliare bersaglio.

La seconda riguarda la rendicontazione. Molti report di sostenibilità descrivono le attività svolte, cioè il cesto, mentre il valore sta nel cambiamento che quelle attività producono, cioè la frutta.

La terza riguarda il territorio. Lo stesso intervento ha un impatto maggiore dove il bisogno è più grande, ed è per questo che ogni misurazione dovrebbe partire dal luogo in cui l’intervento avviene.

Il cesto, aperto

Siamo partiti da un cesto coperto da un panno, e la giornata di Firenze ci ha confermato che il compito di chi misura l’impatto è sollevare quel panno. Chi sostiene un progetto sociale o ambientale deve poter vedere che cosa sta davvero finanziando.

Identifica rischi e opportunità in specifici contesti territoriali.

Certifica gli impatti generati attraverso un'analisi approfondita di 12 indicatori sociali e ambientali.

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