Unire politiche, mercati e comunità
La sessione della London Climate Action Week (LCAW), tenutasi il 27 giugno 2026, ha posto una domanda diretta: perché la perdita di biodiversità rappresenta un rischio finanziario e cosa può fare il capitale per affrontarlo? Organizzato dal Climate Social Forum con Giving Life Nature Volunteer (GILINAVO), l’evento ibrido ha riunito politica, finanza, scienza sul campo e azione comunitaria in un’unica conversazione. Domenico Vito ha coordinato gli interventi. Susana Muhamad ha portato la prospettiva della COP16, Giovanni Moratti ha illustrato il metodo di Regg3, il dott. Asghar Khan ha condiviso evidenze provenienti dalle montagne del Pakistan e Dennis Odero ha aggiunto il punto di vista della finanza africana. Il risultato non è stato un dibattito generico sulla natura, ma una mappa pratica per trasformare la biodiversità in una componente centrale del processo decisionale finanziario.
Un modo più solido di vedere la natura
L’evento è partito da una semplice verità: la biodiversità sostiene i sistemi da cui dipende ogni economia. Acqua pulita, suoli sani, impollinazione delle colture, stabilità climatica e comunità resilienti fanno parte del sistema operativo che permette alle imprese di funzionare e crescere. Quando gli ecosistemi si indeboliscono, le aziende affrontano interruzioni nelle catene di approvvigionamento, costi operativi più elevati, minore produttività e rischi reputazionali. Tuttavia, il tono dell’evento è stato fiducioso. La natura non è solo un rischio da gestire. È anche una fonte di innovazione, resilienza e valore di lungo periodo. Per le aziende orientate alla sostenibilità, questo significa passare dalla protezione come adempimento normativo alla protezione come strategia.
L’argomento di Regg3: la natura resta invisibile finché non riusciamo a darle un prezzo
Giovanni Moratti ha descritto il lavoro di Regg3 come uno strumento per colmare il divario di traduzione tra il valore generato dagli ecosistemi e i numeri utilizzati dagli investitori. Secondo il World Economic Forum, oltre la metà del PIL globale dipende in modo moderato o elevato dalla natura e dai suoi servizi ecosistemici. Gli ecosistemi creano ricchezza, mentre le attività economiche spesso erodono risorse e servizi ecosistemici; eppure nessuna di queste due realtà è pienamente visibile nei dati finanziari usati dagli investitori.
La sua risposta è un linguaggio condiviso che interpreta gli ecosistemi e l’equilibrio sociale come una dinamica simile a quella del mercato. Regg3 combina dati provenienti dalle scienze naturali e sociali nell’analisi territoriale, utilizzando indicatori sociali e ambientali per mostrare dove le attività sostenibili possono creare valore rigenerativo in risposta ai bisogni socio-ambientali dei territori. Questo aiuta fondi pubblici, imprese e investitori a comprendere la biodiversità come un’opportunità economica, non come un costo.
In questa prospettiva, la biodiversità diventa una delle maggiori creatrici di ricchezza dell’economia. Il compito è rendere questo valore visibile e comprensibile, così da orientare e facilitare gli investimenti in attività rigenerative, incluso l’arricchimento della biodiversità.
Sviluppo basato sugli ecosistemi: pianificare con la natura
La presentazione del dott. Asghar Khan ha portato la discussione dalla teoria al terreno. Attraverso il concetto di Ecosystem-Based Development, o EBD, ha mostrato che la natura può essere considerata un’infrastruttura produttiva, non un ostacolo al progresso. Foreste, suoli, acqua e impollinatori sostengono i mezzi di sussistenza e la stabilità economica, mentre le comunità locali spesso sanno già come gestirli. Per le aziende, la lezione è chiara: i progetti più resilienti sono quelli progettati insieme agli ecosistemi, non aggirandone o distruggendone il funzionamento.
Lezioni dalle comunità montane
Gli esempi provenienti da Malakand, in Pakistan, hanno mostrato come la conoscenza comunitaria possa creare valore reale. Nei cimiteri dei villaggi, gli alberi sacri di Acacia sono protetti per ragioni culturali e religiose, e questi alberi offrono rifugio ad api, farfalle e altri impollinatori. Quando questi impollinatori si spostano verso frutteti e campi vicini, possono contribuire ad aumentare le rese dal 15 al 30 percento senza alcun costo finanziario aggiuntivo per gli agricoltori. Questo dimostra che gli ecosistemi locali sostengono già reddito, sicurezza alimentare e riduzione del rischio, spesso prima ancora che intervenga la finanza formale. La finanza può aiutare migliorando l’accesso ai mercati, sostenendo la raccolta dei dati e rafforzando le soluzioni guidate dalle comunità, ma le aziende dovrebbero prima comprendere ciò che persone e natura stanno già facendo bene.
I crediti di biodiversità hanno bisogno di integrità
La sessione ha esplorato anche i crediti di biodiversità. Questi strumenti possono attrarre finanza privata, creare scala e aiutare la natura a ricevere un valore economico. Tuttavia, la discussione ha riconosciuto rischi concreti, tra cui standard deboli, accaparramento delle terre, distrazione dalle politiche pubbliche e impatto limitato. Le aziende dovrebbero considerare i crediti come strumenti, non come scorciatoie. Un credito solido dovrebbe essere locale, verificato, addizionale, permanente, trasparente ed equo nei confronti delle comunità. I crediti funzionano meglio quando finanziano un vero ripristino e si inseriscono in una strategia più ampia per la natura, che prima di tutto riduca i danni. Le tendenze future sono promettenti, in particolare il passaggio verso mercati locali, collegamenti più forti tra sistemi volontari e sistemi di conformità, e una migliore contabilità della natura.
Lezioni pratiche per le aziende della sostenibilità
Le aziende che operano in settori legati alla sostenibilità possono agire fin da ora. Possono mappare le proprie dipendenze da acqua, foreste, suoli, impollinatori e gestione comunitaria delle terre lungo le catene di approvvigionamento. Possono finanziare progetti comunitari di gestione delle risorse naturali, in particolare imprese guidate da donne e giovani. Possono investire in infrastrutture di dati sulla biodiversità, perché senza misurazione non esistono crediti o rendicontazioni credibili. Possono progettare prestiti collegati alla biodiversità, obbligazioni verdi, assicurazioni sui servizi ecosistemici e contratti di fornitura legati a risultati per la natura. Soprattutto, possono lavorare con comunità e ricercatori come co-progettisti. Questo approccio costruisce fiducia, migliora i dati, riduce il rischio e crea soluzioni che durano oltre un singolo ciclo di rendicontazione.
Dal rischio alla rigenerazione
L’evento si è aperto con la realtà della perdita di biodiversità come rischio finanziario, ma ha anche mostrato che la natura può diventare una delle più grandi opportunità di investimento del nostro tempo quando il suo valore viene misurato, rispettato e finanziato. Le aziende che guideranno questa transizione non tratteranno più gli ecosistemi come uno sfondo esterno, ma come infrastrutture viventi che sostengono catene di approvvigionamento, comunità e crescita di lungo periodo. Daranno un prezzo a ciò che prima era invisibile, sosterranno le comunità che già proteggono la natura e costruiranno modelli di business capaci di crescere insieme ai sistemi che sostengono la vita. In questo senso, finanziare la natura diventa un investimento concreto nel futuro di cui ogni economia ha bisogno.